Veronica 的个人资料Ma il cuore, quando si s...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


3月29日

AIUTATECI!!

Tam tam dal blog di Manolina

 

LA NORVEGIA E IL CANADA HANNO UN NUOVO TIPO DI TURISMO: UCCIDERE CUCCIOLI DI FOCA.

LO DEFINISCONO 'SPORT'...

 
 
 
 

Lui è uno sportivo?

 

 

 

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PERCHE’ ????

 

 

 

 

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VI PREGO, AIUTATE ME E I MIEI AMICI …..

 

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PER FAVORE, NON CI ABBANDONATE …..

 

 

FERMATE L’UCCISONE DELLE FOCHE ….

 

 

C’E’ UNA PETIZIONE ON LINE, FIRMATELA E FATELA FIRMARE

DA TUTTE LE PERSONE CHE CONOSCETE,

PASSATELA NEI VOSTRI SPACE,NEI VOSTRI SITI …..

DOVUNQUE …..

https://community.hsus.org/campaign/global_trademinister_protectseals08?rk=t1MTtOFqDX0qE

 

vI PREGO, AIUTATEMI A SALVARLE!!!

3月21日

SPRING!!!!!

FINALMENTE E' COMINCIATA LA PRIMAVERA!!!!
 
 
 
E DA OGGI COMINCIA IL REGNO DELLE ARIETI!!!!!!!
 
Aries_by_UlaFish
3月18日

LETTURITE MALATTIA RARA

Ecco, avete cominciato. Davanti a voi ci sono lettere stampate su fondo bianco. Voi siete immobili, ma non i vostri occhi, non la vostra mente. Avanzate assorbendo il significato delle parole dai frammenti di testo che via via scansionate. I vostri occhi stanno procedendo a salti lungo la riga (movimenti saccadici), tra l'una e l'altra fanno brevi pause (fissazioni). Il senso complessivo lo cogliete con scansioni che variano da quattro a un massimo di diciotto segni. Ogni fissazione dura in media fra un quinto e un quarto di secondo. Con l'esperienza le fissazioni diventano più brevi, gli occhi compiono salti più lunghi, riuscendo a comprendere circa trecento parole al minuto. Vi sembra l'attività più naturale del mondo. Invece quando avete cominciato, da bambini, era una cosa misteriosa e complessa. Abilità visive, abilità fotografiche, abilità cognitive, tutto in un unico gesto compiuto stando immobili e in silenzio. Potete stare pigiati sui sedili della metropolitana e intanto la vostra mente è a un ballo in maschera, a un duello sul ponte di una nave, nel letto di una principessa, a passeggio in mezzo al profumo dell'erba tagliata di fresco. Nella vostra mente si spalancano mondi paralleli, prospettive di vita alternative, personaggi si fanno persone e vi commuovono fino alle lacrime. Siete soli e la vostra testa è affollata di gente, siete distesi sul divano e le immagini vi espolodono dentro come popcorn. Questa droga, non ancora proibita, si chiama lettura.
Ora chi ama leggere, di solito ama anche la vita. E ama per esempio condividere il piacere della lettura, parlare con altri gravati dallo stesso problema di dipendenza, scambiarsi pareri, consigli, farsi lunghe telefonate con l'amico sulla scena madre dell'ultimo romanzo. Per certi versi sarebbe un paradosso: un'attività così solitaria da apparire autistica, che crea un moto verso l'esterno, di socialità, di condivisione. Invece, a pensarci meglio, è tutto comprensibile: chi legge è ancora vivo, e chi è ancora vivo ama stare in mezzo ai vivi.
[...]
Io credo che la letteratura non morirà mai. Magari moriranno i libri, ma la letteratura -in forma di microchip innestati sottopelle o membrane di neutrini stese sulla pupilla o chissà in quale altro modo - non smetterà di spalancare finestre nella mente delle persone. Ci sarà sempre qualcuno che scriverà, perchè ci sarà sempre qualcuno che non vedrà l'ora di mettersi a leggere. La letturite è una malattia misteriosa, la contaminazione è difficilissima. Ma chi ne è affetto vive meglio. Vede più cose, sente più voci, il suo è un mondo più grande. Quando un bambino viene preso dalla letturite te ne accorgi subito. Basta sentire quello che dice il maestro raccontato da Lloyd Jones nel suo ultimo romanzo Mister Pip: "Vedi, Matilda, non puoi far finta di leggere un libro. Gli occhi ti tradiscono. E anche il respiro. Chi è tutto preso da un libro dimentica persino di respirare."
 
Articolo di Mauro Covacich su Vanity Fair
 
Leggere questo articolo mi ha emozionato molto perchè sembrava che il giornalista fosse entrato nelle mia testa e riuscisse esattamente a sentire quello che provo ogni volta che prendo in mano un libro e i miei occhi cominciano a divorarlo. Eh si io sono affetta da letturite acuta fin dalla tenera età grazie ai miei genitori (malati pure loro) e alla mia maestra d'italiano delle elementari che dedicava almeno un'ora di lezione a settimana alla lettura di un libro a nostra scelta (lei lo leggeva a voce alta per noi) e uno di quei libri è ancora uno dei miei preferiti e ogni tanto vado a rileggerlo (ormai l'ho letto 6 o 7 volte) "Ascolta il mio cuore" di Bianca Pitzorno... Grazie mamma grazie papà grazie maestra Daniela e grazie Mauro!!! E' proprio bello essere affetti dalla letturite!!!
3月16日

UN REGALO SPECIALE PER UNA PERSONA SPECIALE...

Non potendo farti un regalo dal vivo (per ora) metto qui un pò delle tue cose preferite sperando ti faccia piacere questo piccolo pensiero... Sei una persona speciale e ti meriti tutta la felicità che il mondo può offrirti... TI VOGLIO BENE 

   

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Sono le nostre scelte che fanno di noi quello che siamo e abbiamo la possibilità di fare la scelta giusta.

-Peter Parker(Spiderman)-

In orridi antri per meglio sognare con rettili e topi vorrebbe abitare.

-Vincent-

   

NON VUOLE SOLTANTO INCUTER PAURA ADORA UGUALMENTE LETTURA E PITTURA, PINOCCHI E FATINE NON LEGGE PERO' LUI ADORA SOLTANTO I RACCONTI DI POE.

-Vincent-

Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte.

-Edgar Allan Poe-

Edgard Allan Poe
Il ritratto ovale

Il castello di cui il mio valletto aveva osato forzare l'ingresso pur di non permettere che, gravemente ferito com'ero, io passassi la notte all'aperto, era uno di quegli edifici, tetri e grandiosi insieme, che da gran tempo ergono la loro aggrondata mole frammezzo agli Appennini, non meno nella realtà che nei fantastici scenari di Mrs. Radcliffe. Stando ad ogni apparenza, era stato abbandonato temporaneamente e da non molto. Noi ci insediammo in una delle stanze più piccole e meno sontuosamente arredate, sita in una torretta fuori mano. Gli addobbi erano di pregevole fattura, ma logori e segnati dall'usura del tempo. Alle pareti tappezzate di arazzi erano appesi trofei e panoplie d'ogni genere e forma, nonché un'infinità di originalissimi quadri moderni dalle ricche cornici dorate di stile arabesco. Questi quadri, che rivestivano non solo le superfici principali dei muri, ma le innumerevoli nicchie imposte dalla bizzarra architettura del castello - questi quadri, dicevo, avevano destato in me un profondo interesse, determinato forse dal mio incipiente delirio; cosicché ordinai a Pedro di chiudere le massicce imposte della stanza (infatti era già notte), di accendere i bracci di un alto candelabro posto a capo del mio letto e di scostare, aprendole quanto più poteva, le frangiate cortine di velluto nero che lo avvolgevano. Volevo che così fosse fatto perché, se non potevo abbandonarmi al sonno, desideravo almeno dedicarmi all'alternata contemplazione dei quadri e alla lettura di un volumetto trovato sopra il guanciale, che, a quanto sembrava, dei quadri offriva e la critica e la descrizione.

A lungo, a lungo lessi - e religiosamente, devotamente contemplai; le ore volarono rapide e gloriose, e giunse la profonda mezzanotte. La posizione del candelabro mi disturbava, e stendendo la mano con difficoltà per non destare il mio valletto assopito, lo collocai in modo che i raggi cadessero in pieno sul libro.

Ma quest'atto produsse un effetto assolutamente imprevisto. I raggi delle numerose candele (poiché ve n'erano molte) penetrarono in una nicchia che una delle colonne del letto aveva fino a quel momento tenuto nell'ombra più fitta. Scorsi così nella vivida luce un quadro che prima m'era affatto sfuggito. Era il ritratto di una fanciulla, tenera eppur rigogliosa, quasi donna ormai. Diedi al quadro un'occhiata frettolosa, e poi chiusi gli occhi. Perché lo facessi, neppure io, dapprima, riuscii a comprenderlo. Ma mentre le mie palpebre restavano chiuse, analizzai rapidamente la ragione per cui le tenessi serrate a quel modo. Era stato un moto impulsivo per guadagnar tempo e pensare: per accertarmi che la vista non mi avesse ingannato; per acquietare la mia immaginazione, prima di volgere un altro sguardo, più calmo e sicuro. Di lì a pochi momenti ripresi a fissare il quadro.

Che ora vedessi giusto non potevo né volevo dubitare; poiché il primo bagliore delle candele su quella tela pareva aver dissipato il sognante stupore da cui i miei sensi erano posseduti, riportandomi di colpo alla lucidità del reale.

Il ritratto, l'ho detto, era quello di una fanciulla. Solo la testa e le spalle, eseguite, per usare la denominazione tecnica, alla maniera di «vignette» molto simile allo stile delle teste predilette da Sully. Le braccia, il seno, fin le punte dei capelli irraggianti si fondevano impercettibilmente con l'ombra vaga ma densa che faceva da sfondo. La cornice era ovale, riccamente dorata e filigranata alla moresca. Come opera d'arte, nulla poteva essere più ammirevole del dipinto in quanto tale. Ma non era pensabile che a destare in me un'impressione così subitanea e violenta fosse stato l'alto livello dell'esecuzione o l'immortale bellezza del viso. E ancor meno era ammissibile che la mia immaginazione, strappata dal dormiveglia, avesse scambiato la testa per quella di una persona viva. M'avvidi subito che le peculiarità del disegno, della tecnica pittorica e della cornice non potevano non dissipare immediatamente tale idea, impedendomi di indulgervi sia pure per un istante. Riflettendo intensamente su questi punti, rimasi per forse un'ora un po' seduto, un po' sdraiato, con gli occhi inchiodati sul ritratto. Infine, scoperto il vero segreto del suo effetto, mi abbandonai supino sul letto. Avevo scoperto che l'arcana magia del dipinto stava nell'espressione così vivida, così perfettamente conforme alla vita stessa che mi lasciò dapprima sbalordito e infine confuso, soggiogato, sgomento. Con profondo, reverente timore, rimisi il candelabro nella primitiva posizione. Sottratta così alla vista la causa del mio intenso turbamento, cercai ansiosamente il volume che trattava dei dipinti e della loro storia. Apertolo al numero che designava il ritratto ovale, lessi le vaghe e strane parole che seguono:

«Era una giovinetta di rara beltà, non meno leggiadra che colma di gaiezza. E funesta fu l'ora quando ella vide, e amò, e sposò il pittore. Era costui uomo dominato da un'unica passione, studioso, austero, e che nella sua Arte già aveva una sposa; ed ella era fanciulla di più che rara beltà, non meno leggiadra che colma di gaiezza; tutta luce e sorrisi, e giocosa come un giovane cerbiatto: piena d'amore e di tenerezza per tutte le cose, odiava solo l'Arte che le era rivale; temeva solo la tavolozza e i pennelli e gli altri fastidiosi strumenti che la privavano del volto dell'amato. Fu dunque cosa terribile per questa dama sentir parlare il pittore del suo desiderio di ritrarre la giovane moglie. Ma ella era umile e obbediente, e docilmente, per molte settimane, sedette nella buia sala della torre, dove solo dall'alto la luce filtrava sulla pallida tela. Ma il pittore si gloriava dell'opera sua che procedeva ora dopo ora, giorno dopo giorno. Ed era uomo di passioni, stravagante, forastico, perduto in un suo fantasticare; così che non volle vedere che la luce spettrale che cadeva in quella torre solitaria inaridiva salute ed animo della sua sposa, la quale andava illanguidendo in modo visibile a tutti, tranne che a lui. Ma ella sorrideva sempre, sempre: senza lamentarsi, perché vedeva che il pittore (di cui grande era la fama) traeva da quel suo impegno un piacere fervido e ardente, e giorno e notte lavorava per ritrarre colei che tanto l'amava, e che tuttavia di giorno in giorno diveniva più languida ed estenuata. E, in verità, alcuni che avevano visto il ritratto parlavano sommessamente della sua somiglianza come di meraviglia grande, prova non meno dell'arte del pittore che del suo profondo amore per colei che così mirabilmente andava dipingendo. Ma alla fine, avvicinandosi l'opera al suo compimento, a nessuno fu più concesso di accedere alla torretta; poiché il pittore, invasato dall'ardore della sua creazione, di rado alzava gli occhi dalla tela, fosse anche per guardare il volto della sposa. E non voleva vedere che i colori che stendeva sulla tela erano tratti dalle guance di colei che gli sedeva accanto. E quando molte settimane furono trascorse e pochissimo restava da fare ancora - solo una pennellata sulla bocca e un tocco di colore all'occhio, lo spirito di lei guizzò ancora come la fiamma entro il becco di una lampada. E la pennellata fu data, e fu applicato il tocco di colore; e, per un attimo, il pittore ristette rapito davanti all'opera che aveva portato a termine; ma un attimo dopo, mentre ancora la contemplava, tremò e impallidì e inorridito, esclamando: "Questa è proprio la Vita!" bruscamente si volse a guardare l'amata: Ella era morta!». 

poe

3月14日

DEDICATA AI RAGAZZI NATI TRA IL 1985 E IL 1990!!

dedicata a tutti quelli che sono stati bambini nel periodo in cui si poteva esserlo...vi ricordate? Adesso i tempi sono cambiati...e i bambini non sono più quelli del nostro periodo...Mandala a tutti quelli nati intorno al 1985-90

  

Noi che...

Dedicato a chi c'era...

Noi che...
ci divertivamo anche
facendo 'Strega comanda colore' e 'il lupo mangiafrutta' 
 
Noi che...
facevamo 'Palla Avvelenata'.

Noi che...
giocavamo regolarmente a 'Ruba Bandiera' (detto anche 'bandierina').

Noi che...
non ci facevamo mai mancare 'dire fare baciare lettera testamento'.
 
Noi che...
i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.

Noi che...
quando giocavamo col Lego facevamo anche castelli alti 6 piani che nn si smontavano mai.
 
Noi che...
chi andava in bici senza mani era il più figo.

 
Noi che...
anche quelli che impennavano però non se la tiravano poco.
 
 Noi che...
suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
 
Noi che...
facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente. 
 
Noi che...
avevamo adottato gatti e cani randagi (nei casi peggiori bruchi!)che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale, anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
 
Noi che...
i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
 Noi che...
dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella. 

Noi che...
giocavamo a 'Indovina Chi?' anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.  

 
Noi che...
sul pullman della gita giocavamo a 'nomi cose e città' (e la città con la D era sempre Domodossola).
 
Noi che...
con 100 lire ti prendevi una cicca con 500 un pacchetto di figurine dei calciatori.


Noi che...
le cassette della Disney le abbiamo viste così tante volte che ora a distanza di anni sappiamo ancora cosa cantavano Robin Hood e Little John. 
 
Noi che...
in TV guardavamo solo i cartoni animati (e abbiamo avuto la fortuna di vedere la prima serie dei power rangers..l'unica seria!!)

 
Noi che...
avevamo i cartoni animati belli!!! ma davvero!! quelli di adesso sono così tristi..(come i bambini che hanno solo quelli da guardare, purtroppo..)
 
Noi che...
litigavamo su chi fosse più forte tra le tartarughe ninja.

Noi che...
cercavamo di far sorridere i sofficini ma si rompevano sempre in 2.  

Noi che...
non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato.
 
Noi che...
i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno a nostro rischio e pericolo. 

Noi che...
si andava in cabina alla fine della scuola per prendere le schede finite. 

 
Noi che...
c'era la macchina fotografica usa e getta e facevi fino a 20 foto!!!
 
Noi che...
non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola o della Bauli con l'albero decorato annesso.
Noi che...
le palline di natale erano di vetro e si rompevano.

Noi che...
se guardavamo tutto il film fino alle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo!!
 
Noi che...
guardavamo film dell'orrore anche se si aveva paura (la maggior parte di noi si ricorda IT, trasmesso su canale5..tutti l'hanno guardato nascosti da qualche parte!!)
 
Noi che...
giocavamo a calcio durante l'intervallo con..qualsiasi cosa! 
Noi che...
suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.

Noi che...
nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.
 
Noi che...
il bagno si poteva fare solo dopo 2 ore che avevi finito di mangiare. 
 
Noi che...
a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e senza rotelle.
 
Noi che...
quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta e con le scarpette nello zaino.

Noi che...
se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
 
Noi che...
le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google. 
 
Noi che...
internet non esisteva.
 
Noi che...
la merenda a scuola te la portavi da casa. 

Noi che...
si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
 
Noi che...
se andavi in strada non era così pericoloso.
 
Noi che...
però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
 
Noi che...
il primo novembre era 'Tutti i Santi', mica Halloween.
 
Noi che..
anche se questa e-mail non la mandi a 1000 persone non ti succede niente. 
 
Noi che...
ci manca quel periodo..

Ma che fortuna esserci stati!!!!

3月13日

ODE AL CANE

Il cane mi domanda
e non rispondo.
Salta, corre pei campi e mi domanda
senza parlare
e i suoi occhi
sono due richieste umide, due fiamme
liquide che interrogano
e io non rispondo,
non rispondo perche'
non so, non posso dir nulla.

In campo aperto andiamo
uomo e cane.

Brillano le foglie come
se qualcuno
le avesse baciate
a una a una,
sorgono dal suolo
tutte le arance
a collocare
piccoli planetari
su alberi rotondi
come la notte, e verdi,
e noi, uomo e cane, andiamo
a fiutare il mondo, a scuotere il trifoglio,
nella campagna cilena,
fra le limpide dita di settembre.

Il cane si ferma,
insegue le api,
salta l'acqua trepida,
ascolta lontanissimi
latrati,
orina sopra un sasso,
e mi porta la punta del suo muso,
a me, come un regalo.
E' la sua freschezza affettuosa,
la comunicazione del suo affetto,
e proprio li' mi chiese
con i suoi due occhi,
perche' e' giorno, perche' verra' la notte,
perche' la primavera
non porto' nella sua canestra
nulla
per i cani randagi,
tranne inutili fiori,
fiori, fiori e fiori.
E cosi' m'interroga
il cane
e io non rispondo
.

Andiamo
uomo e cane uniti
dal mattino verde,
dall'incitante solitudine vuota nella quale solo noi
esistiamo,
questa unita' fra cane con rugiada
e il poeta del bosco,
perche' non esiste l'uccello nascosto,
ne' il fiore segreto,
ma solo trilli e profumi
per i due compagni:
un mondo inumidito
dalle distillazioni della notte,
una galleria verde e poi
un gran prato,
una raffica di vento aranciato,
il sussurro delle radici,
la vita che procede,
e l'antica amicizia,
la felicita'
d'essere cane e d'essere uomo
trasformata
in un solo animale
che cammina muovendo
sei zampe
e una coda
con rugiada.

 

PABLO NERUDA

Immag013 


3月10日

SONO TORNATA!!!

Sono le 1:10 del 10 marzo. Sono sotto le coperte ma non ho per niente sonno.
In questi giorni, dopo un altro momento di depressione acuta, sono miracolosamente tornata a essere me stessa! Era tanto che non ero così completamente pazza!! Finalmente sono tornata a essere un cartone animato vivente(come dice mia mamma) o, se prefertite, un musical...
Giro di nuovo per casa cantando e ballando, anche quando esco di casa in testa ho sempre una canzone che gira, specialmente canzoni di cartoni animati che ho cominciato a riguardarmi partendo da "La bella addormentata nel bosco" passando per "Gli aristogatti" e fermandomi a "Hercules". Lo so che queste sono favole per bambini ma non mi interessa!! Io sono così! Voglio restare un pò bambina dentro ma non perchè non voglio prendermi le mie responsabilità ma perchè non voglio che la luce che ho negli occhi si spenga! Io adoro quella luce perchè è quella che mi permette ancora di sognare, immaginare, volare con la fantasia e sperare! E' quella luce che mi fa essere così ottimista, che mi fa vedere che in ogni situazione anche nella peggiore c'è un lato bello, che mi fa essere sempre così allegra, che mi dice di dare sempre un minimo di fiducia alle persone (anche se così mi hanno fregato un sacco di volte), che mi da questa forza per andare avanti in un mondo che mi dice che a 20 anni bisogna essere adulti... Ma cosa vuol dire essere adulti? Essere sempre tristi, lamentarsi sempre e comunque, diffidare perennemente delle altre persone, vivere sempre nel sospetto, nel dubbio, stroncare sempre i sogni dei giovani dicendo che questo è il mondo reale e bisogna volare bassi, aver rinunciato per sempre a veder realizzati i propri sogni? Bè no grazie! Preferisco restare un pò bambina e volare in alto con la fantasia e con i sogni, preferisco restare così, me stessa, una libera pensatrice, una libera sognatrice, a volte un pò esagerata nel dimostrare i propri sentimenti ma sempre sincera, una che dice sempre quello che pensa... Proprio come i bambini schietti, sinceri, che ti dicono subito quello che gli frulla nella testa perchè non gli è ancora stato insegnato che certe cose è meglio non dirle, o che comunque è meglio non farle sapere al diretto interessato direttamente, senza intermediari.
Ma i bambini sanno anche dimostrare un affetto sincero con gesti e parole così veri che scioccamente gli adulti, a volte, si vergognano di ricevere e di dare.
E come i bambini anche gli animali sono sinceri nelle dimostrazioni del loro affetto e delle loro emozioni... Forse è per questo che voglio lavorare con i bambini e con i cani perchè io ho la fortuna di essre rimasta un pò bambina dentro e perchè negli affetti e nelle emozioni che provo sono sempre sincera...
Forse il mondo sarebbe migliore se tutti nel cuore restassero un pò bambini. Io ne vado fiera!
 
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3月8日

SIAMO PROPRIO FATTE BENE!!

Quando il Signore fece la donna era il suo sesto giorno di lavoro, facendo straordinari. Apparve un angelo e disse: "Perché usi tanto tempo nel fare questo?" ed il Signore rispose "Hai visto il formulario delle specifiche che possiede? Deve essere completamente lavabile ma non di plastica, ha 200 parti mobili tutte sostituibili, funziona a caffè e resti di pranzo, ha un grembo nel quale stanno due bambini allo stesso tempo, possiede un bacio che può curare qualsiasi cosa, da un ginocchio sbucciato ad un cuore rotto, ed ha 6 paia di mani". L'angelo era sorpreso da tutti i requisiti che la donna possedeva. "Sei paia di mani! Non è possibile!" "Il problema non sono le mani, sono i 3 paia di occhi che le madri devono avere" rispose il Signore. "Tutto questo nel modello standard?" chiese l'Angelo. Il Signore assentì con il capo. "Sì, un paio di occhi servono affinché possa vedere attraverso una porta chiusa chiedendo ai figli cosa stanno facendo, nonostante lo sappia. Un altro paio sono nella parte posteriore della testa per vedere cose che ha bisogno di conoscere nonostante nessuno pensi che sia necessario. Il terzo paio sono nella parte anteriore della testa. Questi cercano i figli smarriti e dice loro che li capisce e li ama comunque senza bisogno di dire una parola." L'Angelo cercò di fermare il Signore "Questo è un carico di lavoro troppo grande per la donna!" "Ascolta il resto delle specifiche!", protestò il Signore. "Si cura da sola quando è ammalata, può alimentare una famiglia con qualsiasi cosa e può far sì che un bambino di 9 anni resti sotto la doccia". L'Angelo si avvicinò e toccò la donna "Però l'hai fatta tanto morbida,Signore". "Lei è morbida e dolce, disse il Signore, però allo stesso tempo l'ho fatta forte. Non hai alcuna idea di quanto possa essere resistente e di quanto possa sopportare". "Potrà pensare?" chiese l'Angelo. Il Signore rispose "non solo sarà capace di pensare ma anche di ragionare e di negoziare". L'Angelo notò qualcosa, si stirò e toccò la guancia della donna. "Oh,sembra che questo modello abbia una perdita. Glielo ho detto che stava cercando di metterci troppe cose!" "Questa non è una perdita, obiettò il Signore, questa è una lacrima!" "E a cosa servono le lacrime?" chiese l'Angelo. Il Signore disse "Le lacrime sono la forma nella quale esprime la sua allegria, il suo dolore, il disincanto, la solarità, il suo orgoglio". L'angelo era impressionato. "Sei un genio Signore. Hai davvero pensato a tutto, visto che le donne sono veramente meravigliose!" Ed aggiunse: "Le donne hanno una forza che meraviglia gli uomini. Crescono i figli, sopportano le difficoltà, portano carichi pesanti, tacciono quando vorrebbero gridare. Cantano quando vorrebbero piangere. Piangono quando sono felici e ridono quando sono nervose. Litigano per ciò in cui credono. Si sollevano contro le ingiustizie. Non accettano un NO come risposta quando credono che esista una soluzione migliore. Se sono in ristrettezze comprano le scarpe nuove per i figli e non per sé stesse. Accompagnano dal medico un amico spaventato. Sanno che un abbraccio ed un bacio possono aggiustare un cuore rotto. Le donne sono fatte di tutte le misure, le forme ed i colori. Amministrano, volano, camminano o ti mandano e-mail per dirti quanto ti amano. Le donne fanno più che trasmettere luce, portano allegria e speranza, compassione ed ideali. Si, il cuore delle donne è meraviglioso".

FIERA DI ESSERE DONNA!

E' bello essere donne perchè:

sorridono quando vogliono gridare, cantano quando vogliono piangere, piangono quando sono felici, ridono quando sono nervose, lottano per quello che vogliono, amano senza condizioni, si rompono il cuore quando muore un amico, si accontentano delle piccole cose...

Ognuno di noi è nato da una donna, è il cuore delle donne che fa girare il mondo.

Scrivetelo a tutte le donne perchè non dimentichino mai quanto siamo incredibili.

AUGURI DONNE!!!

 

La Storia: dalla Russia agli Stati Uniti

La Festa della Donna è giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, è festività internazionale nei paesi del mondo occidentale, e curiosamente l’origine della festività, seppur recente, è controverso.

C’è chi parla del 1910, con la proposta della femminista Rosa Luxemburg, nel corso della II Conferenza dell’Internazionale socialista di Copenhagen, di dedicare un giorno alle donne.

Ma l’ipotesi non trova molto credito.
Sembra più probabile che la data indiziata sia il 23 febbraio 1917 (per il calendario giuliano di Giulio Cesare, l’8 marzo per quello “nostro” gregoriano da papa Gregorio XIII), quando a San Pietroburgo un grande corteo di madri, mogli e figlie delle migliaia di soldati impegnati nella prima guerra mondiale, manifestarono in corteo per chiedere il ritorno a casa dei loro uomini.

Siccome al mondo occidentale non piaceva l’idea di legare a un fatto russo una giornata simbolo della rivendicazione della dignità femminile, si pensò bene di eludere il richiamo alla Rivoluzione Russa, spostando i natali della Festa della Donna negli Stati Uniti, legandola a un fatto verosimile, ma forse non reale del movimento operaio d’oltreoceano.

Si diffuse così la versione che nel 1908 a New York, alcuni giorni prima dell’8 marzo, le operaie dell’industria tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare.

Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché l’8 marzo appunto Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie d’uscita dello stabilimento, al quale poi venne appiccato il fuoco.
Le 129 operaie prigioniere all’interno furono arse vive.

Un’altra ipotesi parla di un incendio avvenuto nel 1911, sempre a New York, nella Triangle Shirtwaist Company.

L’incendio fu accidentale, ma le scarse condizioni di sicurezza del luogo di lavoro contribuirono comunque al disastro.
Le vittime furono oltre 140, non tutte donne.

Perché la mimosa?

La Festa della Donna deve essere momento di gioia per tutto ciò che le donne danno al mondo.
Ma anche di riflessione sugli sfruttamenti, discriminazioni e violenze che le donne hanno subito, e ancora subiscono, specialmente nei paesi orientali, ma anche in quelli dell’illuminato occidente.

Cerchiamo di non essere troppo moralisti l’8 marzo, ma evitiamo anche di ridurlo a una festa trasgressiva in un locale; ricordiamo che solo un secolo fa le suffragette si battevano per ottenere il diritto di voto alle donne!

Donando una mimosa riflettiamo che il mondo sarebbe grigio e triste senza la vitalità e creatività femminili.

A proposito della mimosa, la scelta di elevarla a simbolo dell’8 marzo fu di una disarmante semplicità, a dispetto di strane interpretazioni che vogliono crescesse sul luogo del presunto incendio di New York.

Furono le femministe italiane dell’UDI (Unione Donne Italiane), che nel 1946, preparando la prima Festa della Donna del dopoguerra, decisero di colorare l’evento con un tocco floreale.
Si scelsero i mazzettini di mimosa perché fioriscono a marzo ed erano a buon mercato.

Oggi, come la rucola, la mimosa costa cara: è la legge del mercato.
Ma omaggiare una donna non ha prezzo!

La mimosa non profuma più di diritto

L’8 marzo pare purtroppo essere diventato una festa superata, col suo simbolo giallo che da decenni è il riconoscimento collettivo delle difficoltà, delle lotte e delle conquiste delle donne.

Oggi, anzi da un po’ di anni, le donne si sentono superiori a queste cose e la mimosa non usa più tanto, o meglio, è l’unica cosa rimasta di una festa considerata quale semplice occasione di ritrovo per le amiche e scusante per andare a lustrarsi gli occhi sui muscoli guizzanti di aitanti ballerini e spogliarellisti.

Crediamo di avere ottenuto tutti i diritti? Crediamo di non avere più richieste per le questioni lavorative, per la maternità o per l’aborto? Non penso sia così, forse ci illudiamo, ma c’è sempre qualcosa per cui lottare.

Ci sono i nostri diritti di donne ma ci sono anche altri diritti per cui lottare, come i diritti dei bambini e delle loro madri o le questioni civili in Paesi dove povertà e guerra regnano sovrane. L’8 marzo dovrebbe essere ancora una giornata di lotta e soprattutto una festa per ricordare quei diritti che oggi troppo spesso diamo per scontati, ma per i quali altre donne, prima di noi, hanno lottato.

Per queste ragioni l’8 marzo deve essere celebrato: per non dimenticare le lotte combattute dalle nostre antenate e combattere anche noi oggi per i più attuali problemi e per le ingiustizie che ogni giorno sono subite dalle donne di tutto il mondo.

Il dualismo di questa festa è la cosa che oggi dovremmo celebrare, continuando ogni giorno a lottare per noi e per gli altri e festeggiando per non minimizzare i diritti ottenuti e le vittorie conquistate.
 
AUGURI A TUTTE VOI DONNE!!
E un augurio particolare alle mie 3 donne preferite, le mie ANGELS! VI VOGLIO BENE!!!
3月4日

MINUETTO

E' un'incognita ogni sera mia...
Un'attesa, pari a un'agonia. Troppe volte vorrei dirti: no!
E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho!
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei...

E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà per una notte...
... E cresce sempre più la solitudine,
nei grandi vuoti che mi lasci tu!

Rinnegare una passione no,
ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così
tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore...

Sono sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà, per una notte... sono tua...
... la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua...

E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!
Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,
il resto di una gioventù che ormai non ho più...
E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,
ora ammetto che la colpa forse è solo mia,
avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato.


Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l'amore vero che sorriso ha...
Pensieri vanno e vengono, la vita è così...


AMARE

La bellezza delle lettere d'amore. Poco prima quel foglio bianco. E subito dopo troppe cose da dire quando una sola basterebbe. E la voglia di non essere banali, la certezza di esserlo. Fogli appallottolati, altri da cominciare. E quell'immagine amata sempre davanti. Le metafore prese dai film, le citazioni dalle canzoni, la speranza che ci sia sempre un Cyrano nascosto da qualche parte, pronto a suggerirci cosa scrivere. Hai capito solo una cosa: che i verbi è sempre meglio usarli al presente, senza credere alle rassicuranti lusinghe del futuro. Parla di ciò che sai e senti ora, perchè è l'unica cosa vera che c'è. E quello che senti è come una lotta contro te stesso e le tue parole, il tuo amore è come il vento che soffia improvviso nella calma piatta. E allora provi a scriverlo e sbagli parola, forse addirittura lingua e vocabolario perchè è difficile tradurre il nostro cuore, specie se balbetta d'amore.
 
Ecco quello che si prova a scrivere una lettera d'amore o almeno è esattamente quello che ho provato io quando ho scritto la mia prima lettera d'amore quando per la prima volta ho davvero avuto paura di perdere la persona che amavo e che amo anche adesso... ma l'ho persa...